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mercoledì 2 luglio 2025

Storia di un mandorlo, anzi di due mandorli. E Flores de mendula.



Non riesco a fotografare gli uccelli che si posano sul mandorlo perché si posano un attimo e subito volano via. Però intanto mi fa piacere vederli e sentirli. STORIA DELL'ALBERO: questo mandorlo è qui da tre anni, dal 2022. La notte del sabato di Pasqua mentre ero nella casa di famiglia cioè la casa delle mie zie, verso le 22.30 si è sentito un fragore impressionante. Era buio pesto ma uscendo e affacciandomi alle scale che portano in giardino ho scoperto che il mandorlo che da circa mezzo secolo si trovava a fare da sentinella e a farsi ammirare ogni volta a febbraio, ebbene quel mandorlo era collassato su stesso con i suoi rami stracarichi di mandorle ancora troppo giovani. Sono andata a dormire con la percezione di un disastro, infatti il crollo del mandorlo significava chiaramente che anche la famiglia che aveva abitato quella casa era destinata a crollare, e infatti è stato proprio così. Comunque, il mattino della domenica sono uscita alla luce chiara di aprile e ho visto una montagna di rami, di foglie, di frutti che con pazienza ho dovuto spostare dalla scala, completamente ingombra. C'è voluto un pò di tempo. Quindi con una certa angoscia mi sono avvicinata a ciò che restava dell'albero e ho scoperto che: IL VECCHIO ALBERO era collassato e morto, ma dal vecchio tronco era ben visibile un nuovo albero giovane. Quindi la famiglia era salva? Non proprio. Però il mandorlo aveva pensato a creare un minimo di continuità, magari con quegli estranei che forse a febbraio vedranno di nuovo i fiori bianchi o forse a luglio schiacceranno le buone mandorle con una pietra e le mangeranno a colazione come me. 
E passiamo al seguito. Tornata a casa dopo Pasqua, perché purtroppo non abitavo nella casa di famiglia, sono andata subito a comprare un mandorlo per il mio giardino. Il problema era dato dal fatto che il giardino è molto piccolo e razionalmente il posto non c'era. Ma io l'ho piantato lo stesso, in un'aiuola centrale molto battuta dal sole estivo. Il mandorlo si è ambientato alla perfezione, cedo che ora sia alto circa quattro metri, molto flessibile e vigoroso. Sta dando ombra all'aiuola che ora ha molti fiori. E io posso fare colazione mentre guardo gli uccelli,   dopo avere schiacciato un pò di mandorle dolci e tenere.

Fine della storia.

lunedì 30 giugno 2025

Fiore mio fiore della mia anima

Carico questa canzone scoperta pochi mesi fa perché la trovo molto emozionante. Fermiamoci a riflettere sui fiori. Sono molto di più.

C'è ancora un piccolo giardino

 Esiste ancora quel piccolo giardino e voglio vedere se riesce a far fronte all'estate senza diventare un deserto come l'anno scorso. Quindi riprenderò a seguirlo in questo blog come facevo anni fa. Perché in un giardino succede sempre qualcosa che vale la pena di ricordare. Non sarà facile passare l'estate perché tutte le rose sono in sofferenza e non fioriscono più. Stiamo a vedere. In compenso c'è un bel mandorlo che prima non c'era e fa ombra in quell'aiuola centrale che era sempre riarsa dal sole. Racconterò la storia del mandorlo nei prossimi giorni.

domenica 24 maggio 2020

Una rosa bianca



Coltivo una rosa bianca
in luglio come in gennaio
per l'amico sinceroche midà
la sua mano franca.
per chi mi vuol male e mi stanca
questo cuore con cui vivo
cardi nè ortiche coltivo
coltivo una rosa bianca.
  
(Josè Marti)





domenica 30 luglio 2017

Luglio è stato un mese molto bello, e si conclude con questo tramonto rosa, gli isolotti stabili nell'acqua del mare mentre tutto intorno a loro ogni giorno cambia.

martedì 13 giugno 2017

I matti

Invito chi vuole a riascoltare questa un pò vecchia canzone di De Gregori perché è molto toccante. 

https://www.youtube.com/watch?v=xLWa0pNo4a0



Risultati immagini per terra di nessuno de gregori

domenica 11 giugno 2017

Una strada silenziosa che si inoltra in mezzo alla campagna. 

sabato 10 giugno 2017

giovedì 1 gennaio 2015

Un piccolo Natale


Auguri di cuore a tutti i visitatori di passaggio per un nuovo anno di pace.

lunedì 28 aprile 2014

L' Anabasi di Senofonte

Ai tempi del liceo non mi era certo venuto in mente di leggere quest'opera di Senofonte, personaggio che incontravo nelle temute versioni di greco dei compiti in classe. Comunque, è dalla scorsa estate che leggo e rileggo l'Anabasi e la trovo interessante e piacevole. Penso possa definirsi un diario di viaggio, quasi sicuramente Senofonte teneva un diario giornaliero, dove annotava gli avvenimenti sostanziali delle avventurose giornate di quel 401 a.C. Sono tanti i motivi per cui mi piace, ma sicuramente il più importante è la semplicità della narrazione, che mi proietta in modo diretto in quel tempo tanto lontano. Senofonte accompagna i diecimila mercenari greci che, una volta sconfitti dai persiani nella battaglia di Cunassa, saranno costretti a tornare indietro attraversando gli sterminati territori dell'Asia, tra combattimenti contro popoli selvaggi e   diffidenti, discordie tra i generali che guidano l'esercito, ostacoli naturali che mettono a dura prova la resistenza di tutti. Un grande problema era dato dalla necessità di procurare giornalmente il cibo: obiettivo che veniva raggiunto a volte depredando i villaggi incontrati lungo il cammino, altre stringendo alleanze che permettevano di accedere ai mercati locali. Il celebre passo in cui i greci vedono di nuovo il mare dopo tanto tempo, fa capire bene la differenza tra una vita "continentale" ed una "peninsulare", e soprattutto ci trasmette l'emozione profonda di chi, dopo essersi sentito perduto, ma avere continuato a sperare, vede quella speranza concretizzarsi all'improvviso davanti ai propri occhi, una speranza di colore azzurro.
-Il quinto giorno pervennero poi a un monte di nome Teche. Non appena i primi giunsero in vetta e videro il mare, levarono alte grida. Nell'udirle Senofonte e i suoi della retroguardia pensarono che la testa dell'esercito, fosse attaccata da altri nemici (...). Poiché le grida si facevano più intense e più vicine, i soldati, che man mano giungevano, correvano verso i compagni che continuavano a urlare, e tanto più acuti salivano i clamoriquanto più il numero si ingrossava, per cui Senofonte pensò che si trattasse di qualcosa di veramente grave. Allora scese da cavallo, prese con sé Licio e i cavalieri e corse a prestar soccorso, ma ben presto sentirono i soldati gridare "Mare, mare"

Antiche primavere

Riprendo a scrivere su "Stelle"dopo alcuni mesi, il tempo va avanti con le sue stagioni ed ora siamo immersi nella dolce, bipolare, verde e rosa, primavera.
Proviamo a tornare indietro, verso le lontane primavere del passato.
"Voi che fate la guardia alla persona del re, andate subito dove crescono spontanei gli alberi, senza essere piantati"(Nevio)
"E' ormai la nuova primavera, la primavera canora, a primavera rinasce il mondo. In primavera si stringono gli amori,  in primavera si sposano gli uccelli e la foresta, fecondata dalle piogge, scioglie la sua chioma." (Pervigilium veneris)
"Intreccerò la viola bianca, intreccerò coi mirti il tenero narciso, intreccerò i gigli che sorridono e il dolce croco, e le rose care agli innamorati, perché, sopra le tempie di Eliodora, dai riccioli profumati, la mia corona copra di fiori, la sua chioma dalla bella treccia." ( Meleagro)

Ma forse tra le antiche primavere la più incantevole è quella del "Cantico dei cantici"...

"Perché, ecco, l'inverno è passato, è cessata la pioggia, se n'è andata, i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna. Il fico ha messo fuori i primi frutti e le viti fiorite spargono fragranza. Alzati amica mia, mia bella, e vieni! O mia colomba che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro."

giovedì 12 settembre 2013

Un momento speciale a fine estate

E' il momento del crepuscolo, quando il giorno finisce e i colori prendono quelle tonalità di azzurro man mano più scuro, di rosa che svanisce fino a lasciare che arrivi il buio.

sabato 4 maggio 2013

Andare in altri luoghi, in altri tempi: Le porte dell'Arabia

Andare in altri luoghi, in altri tempi, è possibile, in vari modi. Il modo più semplice è farlo attraverso le pagine di un libro ma non certo un libro qualsiasi. Così sto lentamente leggendo "Le porte dell'Arabia" di Freya Stark, persona e scrittrice adorabile. Il tempo è la metà degli anni trenta, il luogo è la regione dell' Hadramaut, nell'Arabia meridionale. L'atmosfera che si respira è talmente palpabile che sembra di vedere attraverso gli occhi di Freya tutto ciò che lei vede e sentire tutto ciò che lei sente e però, viviamo quel luogo e quel tempo in modo del tutto personale.
"L'Oceano Indiano davanti a me, i deserti interni alle mie spalle: tra queste titaniche barriere ero, in quel momento, l'unica persona europea. Un minuscolo, flebile sentimento s'insinuò tortuosamente nei miei sensi addormentati; rimasi per un secondo a chiedermi che cosa potesse essere, prima di riconoscerlo: era Felicità, pura e immateriale, indipendente da affetti ed emozioni; l'essenza eterea della felicità, una delizia tanto rara e impersonale da apparire, quando arriva, cosa non di questa terra" (p.40, Le porte dell'Arabia, TEA editore).
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domenica 21 aprile 2013

Colori di Vincent Van Gogh

Un mese di aprile bellissimo, dove è stato possibile incontrare Vincent tra la macchia, tra i cespugli di ginestre e i primi fiori. Uno sguardo ai colori della campagna ed uno al verdeazzurro mare. 


venerdì 22 marzo 2013

Primavera 2013

Anche se presi da tante cose, da preoccupazioni, da impegni soffocanti, da lavori spesso deludenti...tutti aspettiamo la primavera. Come tanti secoli fa gli antichi lirici greci si fermavano a osservare il fiore del giacinto e del melo cotogno, anche noi guardiamo le piccole gemme finalmente schiudersi. Perché a primavera finalmente qualcosa si muove, ciò che era morto ritorna e questo, soprattutto, è bellissimo, perché anche ciascuno di noi vorrebbe morire e ritornare. 

lunedì 11 marzo 2013

Gli oggetti quotidiani porte del tempo

Il tempo lo sappiamo è inesorabile, fatto quasi di niente ma tiene prigioniere le nostre vite. Nessuno è riuscito a scappare dalla sua gabbia. Sembra però che esistano, nascoste nei luoghi più improbabili, molte porte del tempo, e chi riesce ad attraversarle si riappropria di ciò che era perduto, di una parte di ciò che il tempo si era preso: magari di una parte molto piccola ma ugualmente importante e forse essenziale. Mi piacerebbe ora presentare le porte del tempo che diversi grandi autori hanno descritto, in seguito lo farò. Per ora posso dire che includerei tra le porte del tempo anche gli oggetti quotidiani che altri hanno usato prima di noi, infatti tenere in mano qualcosa che molti anni fa qualcuno utilizzava quotidianamente crea come una corrente di cellule temporali, che in un certo senso ci trasmettono di nuovo i loro antichi geni.   Si realizza una sorta di empatia a distanza, che l'oggetto consente grazie alla sua realtà fisica e tangibile per noi qui ed ora. Aggiungerei che la porta temporale funziona a livelli diversi, credo legati all'intensità della relazione tra le due persone che si trovano apparentemente lontane nel tempo e che gli oggetti, condivisi in azioni semplici e chiare, fanno in qualche modo incontrare.


sabato 2 marzo 2013

I gatti lo sapranno

Una tra le poesie più dolci e musicali, provate a leggerla ed a ripeterla tra di voi; come tutte le cose belle non stanca mai e non si finisce mai di apprezzarla. Aggiungerei che nonostante la sua malinconia non lascia completamente tristi, per quel verso ripetuto "ci saranno altri giorni"....Come i piccoli grandi capolavori è piena di immagini che suscitano sensazioni, mondi, ricordi. Una volta una persona mi aveva parlato della nostalgia dei tempi non vissuti. Pavese trasmette una sorta di nostalgia per i suoi giorni, che, pure, noi non abbiamo vissuto.  Le sue parole sono gentili ma emozionanti: brezza, alba, passo, pioggia, alito, risveglio...ne scaturisce un mondo lontano, fresco, delicato, dove noi possiamo per un attimo entrare...l'attimo dei versi che ogni volta fanno rinascere quel mondo. Che dire poi di quell'immagine che io tra tutte preferisco: l'alba color giacinto....penso che da sola  basti a far rinascere mille e mille volte come un nuovo inafferrabile mattino di pace e di bellezza complete.
E i gatti lo sapranno.



The cats will know





Ancora cadrà la pioggia 
sui tuoi dolci selciati, 
una pioggia leggera 
come un alito o un passo.




Ancora la brezza e l'alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai. 



Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.


Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.


Farai gesti anche tu.
Risponderai parole -
viso di primavera,
farai gesti anche tu.



I gatti lo sapranno,
viso di primavera;



e la pioggia leggera,
l'alba color giacinto,


che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.


Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell'alba,
viso di Primavera. 

giovedì 14 febbraio 2013

Boris Pasternak

POESIA D'AMORE  Boris Pasternak
Nessuno sarà a casa 
solo la sera. Il solo 
giorno invernale nel vano trasparente 
delle tende scostate. 
Di palle di neve solo, umide, bianche 
la rapida sfavillante traccia. 
Soltanto tetti e neve e tranne 
i tetti e la neve, nessuno. 
E di nuovo ricamerà la brina, 
e di nuovo mi prenderanno 
la tristezza di un anno trascorso 
e gli affanni di un altro inverno, 
e di nuovo mi tormenteranno 
per una colpa non ancora pagata, 
e la finestra lungo la crociera 
una fame di legno serrerà. 
Ma per la tenda d'un tratto 
scorrerà il brivido di un'irruzione . 
Il silenzio coi passi misurando 
tu entrerai, come il futuro. 
Apparirai presso la porta, 
vestita senza fronzoli, di qualcosa di bianco, 
di qualcosa proprio di quei tessuti 
di cui ricamano i fiocchi.


Boris Pasternak
 nacque a Mosca nel 1890 da una famiglia di intellettuali di origine ebrea, odessiti.
Il padre Leonid era pittore di fama e amico di Tolstoj, la madre Rozalija Kaufman concertista. 
Studia composizione al conservatorio e filologia all'università di Mosca. 
Nel 1921 i suoi genitori lasciano la Russia e Boris Pasternak segue a Marburgo le lezioni del filosofo neokantiano Cohen. 
Si laurea poi all'università di Mosca. Partecipa al clima intellettuale fervido degli anni immediatamente seguenti alla rivoluzione. 
Poi vengono gli anni dello stalinismo e della guerra. Pasternak aderisce alla rivoluzione russa, cercando di essere sempre leale con il regime pur senza nascondere le atrocità commesse. 
Prende posizione contro le terribili condizioni dei contadini collettivizzati, intercede presso Bucharin per salvare Osip Mandel'stam che aveva scritto un'ode contro Stalin, mantiene contatti con esuli e internati. 
Mostrando un coraggio eccezionale negli anni delle purghe staliniste, mentre molti suoi amici subivano il carcere o il suicidio, come l'amata Marina Cvetaeva.
Nel 1958 è costretto dal regime a rinunciare al nobel che polemicamente e in senso anti-sovietico gli occidentali gli avevano assegnato con questa motivazione: "Per le sue importanti conquiste nella poesia lirica contemporanea e nel campo della tradizione epica della grande Russia.".
«l'abbandono della Russia sarebbe la mia morte», scrisse nel novembre 1958 sulla «Pravda». 
Visse gli ultimi anni rigidamente controllato dal regime. Morì a Peredelkino [Mosca] nel 1960

 Fonte: http://www.settemuse.it/poesia/poesia_boris_pasternak.htm