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giovedì 12 settembre 2013

Un momento speciale a fine estate

E' il momento del crepuscolo, quando il giorno finisce e i colori prendono quelle tonalità di azzurro man mano più scuro, di rosa che svanisce fino a lasciare che arrivi il buio.

sabato 4 maggio 2013

Andare in altri luoghi, in altri tempi: Le porte dell'Arabia

Andare in altri luoghi, in altri tempi, è possibile, in vari modi. Il modo più semplice è farlo attraverso le pagine di un libro ma non certo un libro qualsiasi. Così sto lentamente leggendo "Le porte dell'Arabia" di Freya Stark, persona e scrittrice adorabile. Il tempo è la metà degli anni trenta, il luogo è la regione dell' Hadramaut, nell'Arabia meridionale. L'atmosfera che si respira è talmente palpabile che sembra di vedere attraverso gli occhi di Freya tutto ciò che lei vede e sentire tutto ciò che lei sente e però, viviamo quel luogo e quel tempo in modo del tutto personale.
"L'Oceano Indiano davanti a me, i deserti interni alle mie spalle: tra queste titaniche barriere ero, in quel momento, l'unica persona europea. Un minuscolo, flebile sentimento s'insinuò tortuosamente nei miei sensi addormentati; rimasi per un secondo a chiedermi che cosa potesse essere, prima di riconoscerlo: era Felicità, pura e immateriale, indipendente da affetti ed emozioni; l'essenza eterea della felicità, una delizia tanto rara e impersonale da apparire, quando arriva, cosa non di questa terra" (p.40, Le porte dell'Arabia, TEA editore).
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domenica 21 aprile 2013

Colori di Vincent Van Gogh

Un mese di aprile bellissimo, dove è stato possibile incontrare Vincent tra la macchia, tra i cespugli di ginestre e i primi fiori. Uno sguardo ai colori della campagna ed uno al verdeazzurro mare. 

video

venerdì 22 marzo 2013

Primavera 2013

Anche se presi da tante cose, da preoccupazioni, da impegni soffocanti, da lavori spesso deludenti...tutti aspettiamo la primavera. Come tanti secoli fa gli antichi lirici greci si fermavano a osservare il fiore del giacinto e del melo cotogno, anche noi guardiamo le piccole gemme finalmente schiudersi. Perché a primavera finalmente qualcosa si muove, ciò che era morto ritorna e questo, soprattutto, è bellissimo, perché anche ciascuno di noi vorrebbe morire e ritornare. 

lunedì 11 marzo 2013

Gli oggetti quotidiani porte del tempo

Il tempo lo sappiamo è inesorabile, fatto quasi di niente ma tiene prigioniere le nostre vite. Nessuno è riuscito a scappare dalla sua gabbia. Sembra però che esistano, nascoste nei luoghi più improbabili, molte porte del tempo, e chi riesce ad attraversarle si riappropria di ciò che era perduto, di una parte di ciò che il tempo si era preso: magari di una parte molto piccola ma ugualmente importante e forse essenziale. Mi piacerebbe ora presentare le porte del tempo che diversi grandi autori hanno descritto, in seguito lo farò. Per ora posso dire che includerei tra le porte del tempo anche gli oggetti quotidiani che altri hanno usato prima di noi, infatti tenere in mano qualcosa che molti anni fa qualcuno utilizzava quotidianamente crea come una corrente di cellule temporali, che in un certo senso ci trasmettono di nuovo i loro antichi geni.   Si realizza una sorta di empatia a distanza, che l'oggetto consente grazie alla sua realtà fisica e tangibile per noi qui ed ora. Aggiungerei che la porta temporale funziona a livelli diversi, credo legati all'intensità della relazione tra le due persone che si trovano apparentemente lontane nel tempo e che gli oggetti, condivisi in azioni semplici e chiare, fanno in qualche modo incontrare.


sabato 2 marzo 2013

I gatti lo sapranno

Una tra le poesie più dolci e musicali, provate a leggerla ed a ripeterla tra di voi; come tutte le cose belle non stanca mai e non si finisce mai di apprezzarla. Aggiungerei che nonostante la sua malinconia non lascia completamente tristi, per quel verso ripetuto "ci saranno altri giorni"....Come i piccoli grandi capolavori è piena di immagini che suscitano sensazioni, mondi, ricordi. Una volta una persona mi aveva parlato della nostalgia dei tempi non vissuti. Pavese trasmette una sorta di nostalgia per i suoi giorni, che, pure, noi non abbiamo vissuto.  Le sue parole sono gentili ma emozionanti: brezza, alba, passo, pioggia, alito, risveglio...ne scaturisce un mondo lontano, fresco, delicato, dove noi possiamo per un attimo entrare...l'attimo dei versi che ogni volta fanno rinascere quel mondo. Che dire poi di quell'immagine che io tra tutte preferisco: l'alba color giacinto....penso che da sola  basti a far rinascere mille e mille volte come un nuovo inafferrabile mattino di pace e di bellezza complete.
E i gatti lo sapranno.



The cats will know





Ancora cadrà la pioggia 
sui tuoi dolci selciati, 
una pioggia leggera 
come un alito o un passo.




Ancora la brezza e l'alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai. 



Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.


Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.


Farai gesti anche tu.
Risponderai parole -
viso di primavera,
farai gesti anche tu.



I gatti lo sapranno,
viso di primavera;



e la pioggia leggera,
l'alba color giacinto,


che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.


Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell'alba,
viso di Primavera. 

giovedì 14 febbraio 2013

Boris Pasternak

POESIA D'AMORE  Boris Pasternak
Nessuno sarà a casa 
solo la sera. Il solo 
giorno invernale nel vano trasparente 
delle tende scostate. 
Di palle di neve solo, umide, bianche 
la rapida sfavillante traccia. 
Soltanto tetti e neve e tranne 
i tetti e la neve, nessuno. 
E di nuovo ricamerà la brina, 
e di nuovo mi prenderanno 
la tristezza di un anno trascorso 
e gli affanni di un altro inverno, 
e di nuovo mi tormenteranno 
per una colpa non ancora pagata, 
e la finestra lungo la crociera 
una fame di legno serrerà. 
Ma per la tenda d'un tratto 
scorrerà il brivido di un'irruzione . 
Il silenzio coi passi misurando 
tu entrerai, come il futuro. 
Apparirai presso la porta, 
vestita senza fronzoli, di qualcosa di bianco, 
di qualcosa proprio di quei tessuti 
di cui ricamano i fiocchi.


Boris Pasternak
 nacque a Mosca nel 1890 da una famiglia di intellettuali di origine ebrea, odessiti.
Il padre Leonid era pittore di fama e amico di Tolstoj, la madre Rozalija Kaufman concertista. 
Studia composizione al conservatorio e filologia all'università di Mosca. 
Nel 1921 i suoi genitori lasciano la Russia e Boris Pasternak segue a Marburgo le lezioni del filosofo neokantiano Cohen. 
Si laurea poi all'università di Mosca. Partecipa al clima intellettuale fervido degli anni immediatamente seguenti alla rivoluzione. 
Poi vengono gli anni dello stalinismo e della guerra. Pasternak aderisce alla rivoluzione russa, cercando di essere sempre leale con il regime pur senza nascondere le atrocità commesse. 
Prende posizione contro le terribili condizioni dei contadini collettivizzati, intercede presso Bucharin per salvare Osip Mandel'stam che aveva scritto un'ode contro Stalin, mantiene contatti con esuli e internati. 
Mostrando un coraggio eccezionale negli anni delle purghe staliniste, mentre molti suoi amici subivano il carcere o il suicidio, come l'amata Marina Cvetaeva.
Nel 1958 è costretto dal regime a rinunciare al nobel che polemicamente e in senso anti-sovietico gli occidentali gli avevano assegnato con questa motivazione: "Per le sue importanti conquiste nella poesia lirica contemporanea e nel campo della tradizione epica della grande Russia.".
«l'abbandono della Russia sarebbe la mia morte», scrisse nel novembre 1958 sulla «Pravda». 
Visse gli ultimi anni rigidamente controllato dal regime. Morì a Peredelkino [Mosca] nel 1960

 Fonte: http://www.settemuse.it/poesia/poesia_boris_pasternak.htm

giovedì 31 gennaio 2013

Schegge d'anima: Marco Josto Agus


Avere l'originale di un quadro è molto diverso da averne una copia, io conoscevo le opere di Marco dal 2007 e fin dai primissimi giorni, quando per caso nel mare della rete avevo incrociato la sua vita di ragazzo dalle mani sempre sporche di colore, non mi aveva mai sfiorato il dubbio di trovarmi di fronte ad un artista speciale. 


Mi ricordo benissimo della prima volta in cui, vedendo questo suo disegno, ho avuto l'impressione di entrarci dentro e di camminare di nuovo per quelle belle strade dove un pò di tempo prima avevo lasciato molti pensieri.


In realtà attraverso i suoi quadri mi è sembrato di entrare  dentro la vita di Marco, e pur non avendolo 
conosciuto di persona, ho percepito qualcosa di lui , qualcosa a cui non sapevo dare un nome: più tardi leggendo Douglas Hoftstadter ho capito che si trattava di quelle che lui chiama "Schegge d'anima".




Quando incrocio con lo sguardo l'immagine del quadro, mi arriva qualcosa del suo autore che è diversa rispetto, per esempio, a quando osservo i suoi quadri attraverso le gallerie virtuali presenti nella rete.
Un grazie speciale  a chi ha voluto donarmi il quadro di Marco: suo padre.

“Tutto avviene come se fossimo fatti per qualcosa d'altro, per un avvenire irrealizzato, per una felicità non ancora ottenuta, per un altro mondo, per un'altra vita, per essere liberati dalle apparenze che ci opprimono, per vincere la morte, che resta lo scandalo in assoluto.”

"…Non si può capire nulla se non si accetta di giungervi partendo da un punto più alto…Trovare la cima, quel punto invisibile verso cui convergono tutte le linee, stabilirsi su di essa con un'ipotesi eroica, e poi scendere verso le valli che in questo modo si illuminano” (Jean Guitton)







http://blog.libero.it/sandaliothin/

http://blog.libero.it/babbuzostu/

venerdì 18 gennaio 2013

Una rosa di gennaio

Ecco la rosa di gennaio, ha saputo resistere al freddo di questi ultimi giorni.


«Coglierò per te | l'ultima rosa del giardino, | la rosa bianca che fiorisce | nelle prime nebbie. | Le avide api l'hanno visitata | sino a ieri, | ma è ancora cosí dolce | che fa tremare. | È un ritratto di te a trent'anni, | un po' smemorata, come tu sarai allora».
Attilio Bertolucci

martedì 15 gennaio 2013

Come viviamo gli uni negli altri: Douglas Hofstadter

La mente umana possiede una incredibile capacità rappresentazionale. Attraverso i nostri sensi possiamo interiorizzare fenomeni esterni di vario tipo e ciascuno di essi viene incorporato nella memoria in forma di simbolo. Come nel desktop le diverse icone accendono e fanno partire diverse sequenze di programmi, così i nostri simboli accendono le sequenze di esperienze che si sono sedimentate nella nostra memoria. Se più simboli si accendono insieme, posiamo replicare più esperienze in contemporanea. Ma le esperienze che noi interiorizziamo non sempre sono dirette, tante volte si tratta di idee ed avvenimenti che ci arrivano attraverso gli altri: le persone con cui comunichiamo, quelle più vicine a noi che con noi condividono i loro vissuti, ma anche persone sconosciute che ugualmente ci hanno trasmesso molto della vita, come accade per esempio con i grandi scrittori, i geni letterari che attraverso le loro pagine ci hanno fatto conoscere altri mondi. Ai nostri simboli dunque corrisponde, man mano che il tempo passa, una moltitudine di dati sensoriali,  immagini, sensazioni, emozioni, che non vengono solo da noi, dalla nostra vita di singoli individui, ma anche dagli "altri" e dalle loro vite.
Hoftsadter parla di "universalità rappresentazionale".
"...l'universalità rappresentazionale e la fame quasi insaziabile di esperienze indirette che essa crea sono solo a un passo dall'empatia, che considero la più ammirevole delle qualità umane. "Essere" qualcun altro in maniera profonda non significa semplicemente condividere la sua visione intellettuale del mondo e sentirsi radicati nei luoghi e nei tempi che l'hanno plasmato nel suo processo di crescita; è molto più di questo. E' adottare i suoi valori, avere i suoi desideri, vivere le sue speranze, sentire i suoi struggimenti, condividere i suoi sogni, rabbrividire ai suoi spaventi, partecipare alla sua vita, fondersi con la sua anima." (Anelli nell'io, p.299)



martedì 1 gennaio 2013

Un giorno, in treno, riflettendo su Douglas Hofstadter


Mi è capitato un giorno di avere finalmente un'ora da dedicare con calma alla lettura di "Anelli nell'io" (Mondadori 2008), libro molto interessante soprattutto per le prospettive che riesce ad aprire su tematiche inesauribili come l'individualità, la coscienza, l'empatia, il distacco, la sopravvivenza.
Mentre leggevo, come ai tempi dell'università, segnavo ciò che mi colpiva e in parte lo reinterpretavo per capirlo fino in fondo. Ed ecco che cosa ho scritto quel giorno:

ALLE PRESE CON IL MISTERO PIU' PROFONDO: LA COSCIENZA INDIVIDUALE E L'INDIVIDUALITA' CONDIVISA (pp.277/292)

La coscienza individuale, che appartiene appunto ad un unico e determinato individuo, può vivere anche in ALTRI esseri, altri individui: non però individui qualunque, ma persone che hanno capito profondamente il primo, che hanno condiviso esperienze forti con lui, che hanno partecipato in vari modi alla sua vita. E non solo le persone ma persino GLI OGGETTI possono contenere qualche elemento della coscienza individuale di ciascuno: si, le "cose" contengono frammenti di coscienza, SCHEGGE DI ANIMA, come dice Douglas, e possono ritrasmettere quest'anima in modo molto intenso (pensiamo per esempio ad una vecchia foto, un vecchio taccuino di appunti, un quaderno della scuola elementare, un cappotto, una maglietta, un pupazzetto...).
L'identità di una persona ha la possibilità di non restare chiusa in se stessa ma di essere condivisa: questo avviene quando due persone provano insieme uno stesso forte desiderio, si riferiscono in modo profondo ad uno stesso valore, si divertono e ridono per lo stesso motivo, provano entrambe empatia per qualcuno o qualcosa.
Quando il livello di condivisione tra due persone è molto alto, l'una arriva ad assumere anche la personalità dell'altra e viceversa. La coscienza individuale si arricchisce di una presenza in più e di una nuova prospettiva.
Nel corso di una vita di condivisione molto profonda, nella coscienza individuale della prima persona vengono assimilati aspetti essenziali della seconda...proprio quegli aspetti che danno origine al sé della persona stessa. Allora accade che persino dopo la morte la seconda persona continua a essere presente nella prima perché appunto il suo sé si è come ricostruito fedelmente nella prima persona.
...Hoftstadter però si chiede QUANTO l'insieme dei simboli di una persona presenti in chi l'ha amata e conosciuta profondamente, siano DAVVERO quella PERSONA. O forse la rappresentano soltanto?
Come dicevo all'inizio...la tematica affrontata non si esaurisce facilmente!
Continuiamo domani, per esplorare ancora COME VIVIAMO GLI UNI NEGLI ALTRI.